La Cina, culla del tè: non solo infusioni

Siamo abituati a pensare al tè come infuso, ma non è sempre stato così. Il tè, inizialmente utilizzato per le sue proprietà medicamentose, si è evoluto sia nella coltivazione e lavorazione, sia nella preparazione.

Il primo riferimento all’uso di tè bollito e di appositi accessori da tè risale alla dinastia Han occidentale, che regnò negli ultimi due secoli a.C.: in un contratto di lavoro viene citata espressamente l’incombenza di “comprare il tè a Wuyang” (nel Sichuan) e “bollire il tè con gli utensili appropriati”.

Allora l’abitudine di bere tè era prevalentemente diffusa nella Cina meridionale. La costruzione di un Grande Canale navigabile durante la dinastia Sui, a cavallo tra il 500 e il 600 d.C., permettendo il trasporto di merci verso il nord pose la base per la diffusione del consumo e della cultura del tè durante la dinastia Tang (618 – 907 d.C.). La prima opera che teorizza il tè, dalla coltivazione al consumo, è il Canone del Tè di Lu Yu, di cui abbiamo parlato qui. A quell’epoca, il tè veniva cotto a vapore e pressato in mattonelle, utilizzate anche come moneta. Al momento della preparazione il tè veniva delicatamente arrostito e sbriciolato prima dell’infusione. Lu Yu riporta con disapprovazione l’uso contemporaneo di bollire il tè con altri ingredienti, quali zenzero, …. e addirittura cipolle!

Verso la fine della dinastia Tang e durante la dinastia Song, che regnò tra alterne vicende su un territorio frammentato fin circa il 1300, il tè iniziò ad essere trasformato in polvere (tencha) e sciolto in acqua. Durante questo periodo il tè approdò in Giappone, dove ancora oggi la cerimonia del tè prevede l’uso di tè in polvere. Il consumo del tè si diffuse in tutti gli strati sociali, e fece la sua comparsa il tè in foglie, più semplice da preparare.

Durante la dinastia dei Ming e dei Qing, dal 1300 in poi, la produzione del tè crebbe notevolmente, e venne incentivata la produzione di tè in foglie: nel 1391 un editto imperiale proclamò che solo tè in foglie sarebbe stato accettato come tributo imperiale. Il processo di stabilizzazione passò dal vapore alla cottura in wok. Fecero la loro apparizione altri modi di lavorare il tè: tè wulong, tè floreali, tè bianco, tè giallo. Con questi nuovi tè, aggiungere foglie e acqua calda nella teiera divenne il metodo più utilizzato per meglio trattenere il profumo e il sapore del tè.

Fu infatti nel diciassettesimo secolo, a cavallo tra le due dinastie, che nacque la tecnica Gongfu, perfezionatasi durante la dinastia dei Qing prendendo il nome di Chaozhou. Originariamente il Gongfu era un tè, in particolare la miglior varietà del Wuyi Yan, prodotto sulle pendici dei Monti Wuyi, la cui tecnica di preparazione era il progenitore del GongfuCha che conosciamo oggi, e che ancora ci permette di assaporare al meglio i nostri tè.

E’ coinvolgente pensare a quante esperienze ci hanno preceduti, e come la tazza di liquore che beviamo oggi sia il frutto di continue sperimentazioni da parte di chi prima di noi ha apprezzato l’arte di fare il tè!

Scritto da Donata bevendo Mao Feng, tè verde cinese fresco e leggermente acidulo, proveniente dalla provincia dello Jiangsu.