Il tè colonizza l’Occidente

Alcune bevande hanno accompagnato l’uomo fin dai tempi più remoti, e il loro ricordo si perde nella mitologia: il tè è una di queste, insieme a vino e birra. Queste ultime fanno parte della tradizione dei Paesi la cui storia studiamo fin dalle prime classi. La nascita e la diffusione del tè sono invece parte della cultura asiatica, in particolare cinese.

Quando il tè ha fatto la sua comparsa in Occidente? Le prime notizie storicamente accertate risalgono al XVI secolo, per la precisione nel 1559, grazie ai veneziani, instancabili nei loro commerci con l’Oriente. Uno di questi, il diplomatico e geografo Ramusio, narra di aver sentito raccontare da un mercante arabo l’esistenza di una pianta medicinale in Cina, chiamata Chiai. Negli anni successivi giungono notizie sul consumo di tè anche dal Giappone, grazie a missionari e viaggiatori.

A cavallo del 1600, l’Oceano Indiano si popola di navi mercantili e militari delle grandi potenze europee, inizialmente portoghesi e olandesi. Il tè è solo una delle merci di interesse, insieme a stoffe e spezie. I rapporti tra gli europei non sono sempre pacifici, costringendo le navi a spingersi verso nuovi porti e a tracciare nuove rotte. L’isola di Giava diventa una base olandese, da cui le navi partono verso la Cina e verso il Giappone. Il primo carico di tè trasportato su una nave europea risulta essere un trasporto da Macao, vicino ad Hong Kong, all’isola di Giava da parte degli olandesi.

Nascono le Compagnie delle Indie Orientali: quella olandese e quella inglese avranno un ruolo predominante nella lotta per la supremazia commerciale sui mari asiatici, sostenute dai rispettivi governi nazionali che non esitano ad appoggiare fazioni diverse nelle lotte interne cinesi e giapponesi pur di assicurarsi rapporti economici esclusivi, ed in patria vietano l’uso di tè importato da potenze concorrenti.

Lentamente il consumo di tè si diffonde in Europa, inizialmente presso le corti europee; verso la metà del 1600 arriva anche nelle colonie statunitensi.

Il 1700 si apre con il primo negozio esclusivamente dedicato al tè, aperto a Londra da Thomas Twinings nel 1706 (http://www.twinings.it/chi-siamo/twinings-a-londra/) e si chiude con i primi tentativi di coltivarne la pianta in Europa e negli Stati Uniti. Nel frattempo, Linneo propone una classificazione della pianta Thea, e le casse di tè gettate in mare nel porto di Boston nel 1773 per protestare contro le tasse inglesi diventano il primo atto della ribellione che sfocerà nella Rivoluzione Americana.

Nel 1800, le difficoltà nei commerci con la Cina spingono gli inglesi a tentare la coltivazione della pianta del tè in India, loro colonia.Dopo anni di tentativi, utilizzando sia piante autoctone sia piante da semi provenienti dalla Cina per migliorare la qualità del tè prodotto, le piantagioni dell’Assam iniziano a rifornire il mercato inglese.

Contemporaneamente, si avviano le prime produzioni anche in altre aree: Taiwan, da parte della Cina, l’isola di Giava da parte degli olandesi, le regioni indiane del Nilgiri e del Darjeeling, nonchè lo Sri Lanka – all’epoca noto come Ceylon – da parte degli inglesi.

La coltivazione del tè in Sri Lanka subisce un destino particolare: nel 1870 un fungo distrugge le coltivazioni di caffè a cui gli inglesi avevano votato l’isola. Le piantagioni di caffè vengono quindi sostituite con quelle di tè e Sir Thomas Lipton è il primo importatore di tè cingalese in Gran Bretagna.

Quanta storia dietro le scatole di tè che prendiamo in mano nei negozi, oggi! E possiamo anche rileggere questo nostro racconto notando i flussi tra Oriente e Occidente: mentre gli europei invadevano l’Oriente, il tè lentamente colonizzava i Paesi invasori. E ancora oggi, come nei secoli passati, noi subiamo il fascino di culture lontane: con più rispetto, però!

Scritto da Donata sorseggiando Ceylon OP Nuwara Eliya, aromatico tè dello Sri Lanka.