Chanoyu

In occasione della festa d’autunno Camellia ha ospitato il Chanoyu.
Una ventina di persone ha ammirato in silenzio la maestra Chiyuki Mitsumori che con gesti delicati e precisi ha preparato a più riprese il tè.

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La maestra Chiyuki Mitsumori durante il Chanoyu

Raccontarli è semplice: dopo aver riscaldato la tazza con un mestolo di acqua calda, Chiyuki ha mescolato due minuscoli cucchiaini di tè verde in polvere, detto matcha o maccha, con altra acqua calda, mescolandolo velocemente con un piccolo frustino di bambù.

Il Chanoyu, la cerimonia del tè giapponese, non è però un modo coreografico e aggraziato di preparare un buon tè, ma una vera e propria arte tradizionale di ispirazione profondamente zen.

Importata dai monasteri buddisti cinesi, dove il tè in polvere aiutava i monaci durante le lunghe pratiche di meditazione, inizialmente in Giappone la cerimonia del tè divenne un passatempo costoso per gli aristocratici, ben lontana dalla spiritualità zen.

Nel 1500 il il monaco zen Murata Shuko rielaborò il cerimoniale del tè riportandolo alle qualità iniziali di semplicità e sobrietà.
Fu però il grande maestro Sen No Rikyu a definire in modo duraturo le caratteristiche del Chanoyu, facendolo tornare a essere questione di attenzione, di rispetto verso gli ospiti e gli oggetti che si usano, di comunione con la natura, di cura e di passione per questa attività, insegnando così come ci si dovrebbe atteggiare in ogni attività quotidiana.

Il Chanoyu attuale è quindi un momento spirituale dove ogni gesto, ogni azione e ogni utensile ha un suo significato. Durante la cerimonia ci si può astrarre dal quotidiano abbandonando pensieri e impegni per un po’ di tempo.
I principi cui si ispira ogni maestro del tè sono:

  • principio di armonia che mette in relazione gli ospiti, gli oggetti e il cibo, seguendo le stagioni, il tempo e il naturale fluire delle cose;
  • principio di rispetto per ogni persona e ogni oggetto, per vivere in comunione con ciò che ci circonda;
  • principio di purezza, ovvero spazzare paure, dubbi, preoccupazioni per accogliere il bello e l’armonia;
  • principio di tranquillità, per vivere con i ritmi della natura. Chi prepara il tè e chi lo beve deve farlo con serenità e calma.

Tradizioni antiche portatrici di messaggi e valori attuali e importanti oggi. Di sicuro Chiyuki è stata un’ottima messaggera, lo si leggeva negli occhi rapiti di chi la guardava.

E quindi… un po’ più di tè nelle nostre vite non può che migliorarle.

fonti: (Sakura Magazine, La cultura del tè in Giappone di Aldo Tollini)

Scritto da Ezio bevendo Assam SFTGFOP1 Mangalam, tè nero indiano dal gusto pungente e maltato, ricco di note fiorite.